Abrogazione dell’abuso d’ufficio – Corte costituzionale n. 90/2025
In sintesi
La Corte Costituzionale ha confermato la legittimità dell'abrogazione del reato di abuso d'ufficio, ritenendola una scelta del legislatore.
Punti Chiave
- La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibili o infondate le questioni di legittimità sull'abrogazione dell’abuso d’ufficio (art. 323 c.p.).
- La Corte ha stabilito che l’abolizione del reato rientra nelle scelte di politica criminale riservate al legislatore e non viola obblighi internazionali.
- L'abrogazione consente a chi è stato condannato in via definitiva per abuso d'ufficio di chiedere la revoca della condanna ai sensi dell'art. 673 c.p.p.
Con la sentenza n. 95 del 3 luglio 2025 (Pres. Barbera, Rel. Viganò), la Corte Costituzionale si è pronunciata sulle quattordici ordinanze di rimessione relative alla legittimità costituzionale dell’abrogazione dell’art. 323 c.p. (abuso d’ufficio), introdotta dalla legge n. 114/2024.
IL QUADRO NORMATIVO E LA QUESTIONE DI LEGITTIMITA
L’art. 323 c.p., che incriminava la condotta di abuso d’ufficio da parte di pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio, è stato definitivamente abrogato. La questione sottoposta alla Corte verteva sulla compatibilità della scelta del legislatore con gli obblighi internazionali (Convenzione di Mérida – UNCAC) e con i principi costituzionali di uguaglianza (art. 3 Cost.) e di buon andamento e imparzialità della P.A. (art. 97 Cost.).
LA DECISIONE DELLA CORTE COSTITUZIONALE
La Consulta ha dichiarato le questioni inammissibili o infondate, sottolineando come non spetti al giudice costituzionale sindacare “la complessiva efficacia del sistema di prevenzione e contrasto alle condotte abusive dei pubblici agenti”, trattandosi di scelte di politica criminale riservate al legislatore.
In particolare:
- Non sussiste alcun obbligo, derivante dalla Convenzione di Mérida, di introdurre o mantenere nell’ordinamento il reato di abuso d’ufficio.
- Non è possibile sindacare la ragionevolezza della scelta legislativa sotto il profilo dell’art. 3 o dell’art. 97 Cost., poiché ciò comporterebbe un effetto “in malam partem”, espansivo della punibilità.
LE RICADUTE PRATICHE: REVOCA DELLA CONDANNA E TUTELA DEI DIRITTI
L’effetto più rilevante dell’abrogazione riguarda la possibilità di richiedere la revoca della condanna per abuso d’ufficio, anche se definitiva.
Tutti coloro che sono stati condannati in via irrevocabile per abuso d’ufficio (art. 323 c.p.) possono ora presentare un’istanza di revoca ai sensi dell’art. 673 c.p.p., con l’eliminazione degli effetti penali e accessori della condanna, inclusa l’iscrizione nel casellario giudiziale.
Si tratta di un passaggio fondamentale per pubblici ufficiali, amministratori locali, dirigenti e professionisti coinvolti in procedimenti per reati contro la Pubblica Amministrazione, i quali possono così ottenere la piena riabilitazione giuridica e professionale.
CONCLUSIONI
La sentenza n. 95/2025 della Corte Costituzionale conferma la legittimità dell’abolizione del reato di abuso d’ufficio e apre, sul piano pratico, scenari decisivi per chi intende ottenere la revoca della condanna definitiva per abuso d’ufficio.
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Documenti Allegati
Avv. Roberto Antonio Catanzariti
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