Lavoro irregolare e lavoro "in nero"
L'impiego di lavoratori non regolarmente assunti – comunemente definito lavoro "in nero" – costituisce una violazione particolarmente grave della normativa in materia di lavoro e contribuzione previdenziale. La disciplina è contenuta nell'art. 3 del D.L. 22 febbraio 2002, n. 12, convertito nella L. 23 aprile 2002, n. 73, che prevede rilevanti sanzioni amministrative nei confronti del datore di lavoro che impieghi lavoratori non risultanti dalle scritture o dalla documentazione obbligatoria.
Lavoro irregolare e impiego di manodopera non dichiarata
L'impiego di lavoratori non regolarmente assunti – comunemente definito lavoro "in nero" – costituisce una violazione particolarmente grave della normativa in materia di lavoro e contribuzione previdenziale. La disciplina è contenuta nell'art. 3 del D.L. 22 febbraio 2002, n. 12, convertito nella L. 23 aprile 2002, n. 73, che prevede rilevanti sanzioni amministrative nei confronti del datore di lavoro che impieghi lavoratori non risultanti dalle scritture o dalla documentazione obbligatoria.
Conseguenze previdenziali e profili penali
- Recupero dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi non versati
- Applicazione di sanzioni civili per omissione contributiva
- Profili di responsabilità penale per omesso versamento delle ritenute previdenziali (art. 2, co. 1-bis, D.L. 463/1983)
Il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali si configura quando il datore di lavoro, pur avendo trattenuto dalle retribuzioni dei lavoratori le somme dovute, omette di versarle agli enti previdenziali competenti. Il reato assume rilevanza penale quando l'importo supera la soglia di 10.000 euro annui, con la pena della reclusione fino a tre anni e la multa fino a 1.032 euro. La normativa prevede tuttavia una causa di non punibilità mediante il pagamento integrale delle somme dovute entro tre mesi dalla contestazione.
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